Villa Le Querce

Chiusdino - Siena

Escursioni

L'abbazia di San Galgano e l'eremo di Montesiepi sorgono nella valle del fiume Merse, fra i borghi medievali di Chiusdino e Monticiano, in provincia di Siena. E' facilmente raggiungibile da Firenze seguendo la superstrada FI-SI fino all'uscita di San Lorenzo a Merse, proseguendo poi verso Monticiano. Lungo il percorso si trovano segnali turistici fino a giungere all'abbazia. Se si sceglie un itinerario meno veloce ma sicuramente ricco di bellezze paesaggistiche si può uscire a Siena e seguire la SS73 che conduce fino al San Galgano.

Il nucleo originario del complesso monastico Cistercense di San Galgano è costituito dal piccolo eremo di Montesiepi, sorto in forme romaniche come mausoleo del giovane santo eremita pochi anni dopo la sua morte, far il 1182 e il 1185. La particolarità maggiore è la cosiddetta 'Rotonda di San Galgano' con pianta quasi unica per le costruzioni del tempo. Essa racchiude, oltre alla tomba del santo, la roccia con la spada. Sebbene un primo sguardo possa far pensare ad un'emulazione delle antiche tombe etrusche di Populonia, Vetulonia e Volterra in realtà l'architetto si ispirò a Castel S.Angelo e al Pantheon di Roma. Oggetto di discutibili aggiunte e manomissioni architettoniche nei secoli posteriori al 1300, un perfetto restauro del 1924 ha riportato la Rotonda al suo aspetto originario. La cappella è costruita usando file di pietra bianca alternata a strisce in mattoni e anche nella cupola continua l'alternanza bicroma che qui crea un'immagine con una sensazione d'infinito. Con il crescere dell'interesse nel culto di San Galgano molti ricchi privati vollero contribuire all'abbellimento della rotonda, nel 1340 fu iniziata la costruzione di una cappella sul lato nord affrescata dal grande Ambrogio Lorenzetti, dipinti ancora oggi in parte visibili grazie ad un'attenta opera di restauro che ne ha arrestato il degrado.

I monaci cistercensi stanziati a Montesiepi, non riuscendo più il piccolo eremo a contenere nè loro né i fedeli, decisero di iniziare nel 1218 nella pianura sottostante la costruzione dell'abbazia, incoraggiati dal Vescovo di Volterra. Ben presto i monaci di San Galgano divennero un punto di riferimento per tutto il territorio e per la Repubblica Senese, accumulando sufficienti beni per completare la costruzione dell'imponente Abbazia. Questa ha il classico aspetto goticheggiante degli altri complessi cistercensi, con pianta a croce latina a tre navate, ricca di capitelli intarsiati, chiostro, sala capitolare, campanile etc.

Lo splendore e la ricchezza di San Galgano e gli ottimi rapporti con Siena attirarono su di essa le incursioni degli eserciti Fiorentini che, insieme ad altri eventi politici primo fra tutti l'introduzione della 'commenda' (nel caso specifico il conferimento ad una persona - il commendatario - di un beneficio ecclesiastico al fine del solo usufrutto delle rendite senza nessuno degli oneri annessi), portarono ad un rapido decadimento dell'abbazia già dalla metà del 15 secolo: nel 1550 i monaci erano ormai solo cinque, nel 1600 un solo vecchio e indigente monaco viveva fra le sue mura, ormai in rovina. Il 6 gennaio 1786 il campanile, alto 36 metri, crollò travolgendo buona parte del tetto.

Nel 1789 la grande chiesa fu del tutto abbandonata divenendo così un'enorme cava di pietre e colonne per i paesi della zona. Per fortuna dall'inizio di questo secolo molti lavori di ripristino e mantenimento sono stati intrapresi, tanto che oggi le rovine, ormai senza più tracce del tetto, di San Galgano sono il luogo nel quale si riesce a cogliere al meglio l'armonia fra cielo, pietra e terra ed uno dei monumenti medievali più visitati della Toscana.

Antico borgo, sorto nei pressi della Pieve di San Quirico in Osenna quale luogo di sosta lungo la Via Francigena, si sviluppa nel XII-XIII secolo. Entrando dalla Porta Cappuccini, a forma di torrione poligonale, si percorre via Poliziano, fiancheggiata da belle case medievali, si passa Palazzo Chigi (eretto da Carlo Fontana nel 1679 e danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale) ed il Palazzo Pretorio di epoca rinascimentale, e si raggiunge la magnifica Collegiata o Pieve di Osenna.

Si hanno testimonianze dell'esistenza della chiesa fin dall'ottavo secolo ma fu ricostruita in stile romanico nel XII secolo. L'esterno, in travertino, è molto semplice, tranne i tre portali riccamente decorati con bassorilievi con figure zoomorfe, fantastiche e geometriche. L'interno è a croce latina con soffitto a travi dipinte e conserva un trittico di Sano di Pietro (1406-1481), raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, ed un bellissimo coro ligneo intagliato e intarsiato da Antonio Barili (1482-1502). Si percorre quindi la via principale fino alla Porta Nuova, dove è posta l'entrata agli Horti Leonini, uno spledido giardino all'italiana del XVI secolo, che ospita tutte le estati un'importante esposizione di sculture.

Si prende, quindi, via Dante Alighieri, dove al numero 38 si trova una casa con lo stemma dell'ordine domenicano, dove si racconta che visse Santa Caterina da Siena. Verso il termine della via, si trova la piccola chiesa di Santa Maria (XI-XII secolo) in stile romanico lombardo, dalle forme molto semplici, ma con un bel portale proveniente dall'Abbazia di Sant'Antimo. Di fronte è lo Spedale della Scala del XIII secolo, appartenente allo Spedale di Santa Maria della Scala di Siena.

Località già abitata in epoca etrusca, San Gimignano si sviluppa nel medioevo come centro mercantile posto in posizione dominante sulla via Francigena. Nel XII-XIII secolo vengono costruiti gli edifici più importanti della città, le case-torri (di cui ne sussistono 15 delle originali 72) e le mura che tuttora racchiudono l'abitato antico. San Gimignano ha infatti conservato intatti il suo aspetto e la sua struttura urbanistica medievali, per i quali è famosa in tutto il mondo.

Si consiglia di iniziare la visita dalla porta San Giovanni, da dove si raggiunge la bella Piazza della Cisterna, circondata da case del XIII-XIV secolo, e la Piazza del Duomo, sulla quale si affacciano i palazzi del Podestà e del Popolo e la Collegiata. Proseguendo per via San Matteo, si attraversa il cuore medievale della città e si raggiunge la chiesa di Sant'Agostino. La città è dominata dalla Rocca, costruita nel 1353, che oggi è circondata da un ampio giardino pubblico: vi si gode una vista bellissima sia sulla città, sia sulla campagna, coltivata a vigneti che producono la Vernaccia, vino bianco famoso sin dal XIV secolo.

E' possibile acquistare un biglietto cumulativo valido per tutti i musei cittadini e per la Torre Grossa del Palazzo del Popolo.

Nei dintorni si consiglia di visitare la Pieve di Cellole.

Monteriggioni si trova nella provincia di Siena, circa a metà strada fra il capoluogo e Colle Val D'Elsa. E' facilmente raggiungibile con la superstrada Firenze-Siena dall'uscita omonima.

Monteriggioni è senza dubbio uno dei più classici e noti borghi murati italiani. Fin dal medioevo la sua fama era tale che anche Dante fa cenno alla sua 'cerchia tonda' nella Divina Commedia (Inferno canto XXXI vv. 40-41). Le mura, pressoché intatte, coprono una lunghezza di 570 metri e sono intervallate da 14 torri e due porte. La porta senese sorge alla base di un torrione mentre quella verso Firenze si apre nelle mura ed è difesa da una delle torri del perimetro fortificato.

Il borgo fu costruito dai Senesi negli anni 1213-1219 su una collinetta a dominio e sorveglianza della via Cassia. La sua posizione ideale consentiva di controllare le valli dell'Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze, storica rivale di Siena, che in quel periodo stava espandendo a vista d'occhio il suo territorio.

La collina dove fu fatta sorgere la fortificazione è naturale, anche se a priva vista potrebbe sembrare una grande 'motta' (dal nome dei classici castelli Normanni 'Motte-and-Bailey' costruiti su colli artificiali e dotati di recinto), e il tracciato quasi perfettamente circolare delle mura fu ottenuto semplicemente seguendo il disegno delle curve di livello del terreno. Nella progettazione si cercò di limitare al massimo i punti deboli per eccellenza, le porte, affidando i collegamenti con l'esterno ad un solo asse stradale di attraversamento da est a ovest. A Monteriggioni l'opera edilizia militare appare fisicamente distinta dall'abitato rinchiuso al suo interno ma ben separato dalle mura da una fascia di rispetto, sebbene in alcune epoche passate l'abitato sia stato più intenso di quanto appaia oggi e di conseguenza detta fascia più stretta. Il borgo che vediamo oggi è essenzialmente autentico non essendo, per fortuna, stato oggetto di speculazioni edilizie e turistiche. Le uniche modifiche al suo aspetto avvennero nei primi anni del XVI° secolo quando, per cercare di adeguarsi allo sviluppo delle nuove armi da fuoco, furono abbassate le torri e accumulata terra alla base delle mura al fine di ottenere un effetto 'bastionato', atto a concedere il minor fronte possibile al tiro nemico

Il castello di Brolio sorge al centro dell'area del Chianti senese. Si raggiunge facilmente da Siena via Castelnuovo Berardenga oppure dall'uscita 'Valdarno' della A1 seguendo la SS408 fino al bivio con la SS484 detta appunto' del castello di Brolio'.

Il castello di Brolio è di origine longobarda, sebbene dell'antico fortilizio non rimanga oggi alcuna traccia ad eccezione della locazione. Il suo ruolo nella storia iniziò ad essere rilevante a partire dal XII° secolo, quando vi si insediò la potente famiglia dei Ricasoli da Cacchiano, ai quali ancora oggi appartiene. La sua posizione strategicamente fondamentale per il controllo della zona del Chianti ai margini dell'influenza fiorentina, quindi ai confini con il territorio senese, pose il castello al centro delle molte guerre di frontiera conseguenti a partire dal '300 fino alla metà del XVI° secolo. Siamo infatti nel cuore del territorio fiorentino della Lega del Chianti - formata dai terzieri di Radda, Castellina e Gaiole - da sempre ricca di presenze feudali e contesa aspramente fra le due grandi potenze sopracitate. Tutti i castelli della zona, sia da parte fiorentina che senese, furono sempre fortemente potenziati, tanto che si crearono due vere e proprie linee difensive contrapposte.

Il Palazzo Baronale con la cinta muraria interna.

Il castello fu quasi sempre in mano a Firenze, ad eccezione di una temporanea occupazione senese a seguito della seconda invasione aragonese del Chianti nel 1472. A seguito di questo evento, a partire dal 1484, dopo che il castello era tornato fiorentino, iniziò una profonda opera di ristrutturazione e potenziamento della roccaforte tanto che possiamo considerare Brolio una delle prime fortezze bastionate italiane. I suoi bastioni, in pietra e ancora oggi in perfetto stato, hanno una pianta a forma di pentagono irregolare sebbene con una struttura primitiva rispetto allo sviluppo che di lì a poco avrebbe avuto questa nuova forma di fortificazione. Non è certo, ma sembra che l'architetto responsabile dell'opera sia stato Giuliano da Sangallo, che affinerà in seguito la sua arte fortificatoria al servizio dei Medici. Detta cinta racchiude i resti dell'originale castello medievale, soprattutto il cassero e la chiesa romanica, oltre che una grandiosa villa neogotica in mattoni rossi fatta costruire al posto dei preesistenti locali dal barone Bettino Ricasoli, 1809-1880 famoso uomo politico detto il Barone di Ferro, nel secolo scorso. Il castello sorge al centro di sterminati vigneti, dai quali sin dal 1141 i Ricasoli traggono il loro famoso vino, posto ad invecchiare nelle cantine all'interno delle possenti mura. Pur essendo privato il castello è visitabile, ad eccezione del palazzo. E' possibile compiere per intero il giro degli spalti, dai quali si hanno splendide viste sulla zona del Chianti.

Circondato dalle crete, zona di suggestive colline a sud di Siena, Asciano è un borgo medievale che conserva parzialmente la cinta muraria, costruita dai senesi nel XIV secolo. Entrando dalla porta Senese si percorre il corso Matteotti, incontrando la Casa Corboli con vani affrescati da pittori della scuola di Ambrogio Lorenzetti (chiusa per restauri), il Museo Etrusco e la Basilica di S. Agata, interessante chiesa romanica con decorazioni architettoniche di tipo lombardo. A sinistra della chiesa è situato il Museo di Arte Sacra.

Proseguendo si raggiunge uno spiazzo, dove sorgeva la Porta Mazzini distrutta nella Seconda Guerra Mondiale, di fronte al quale si erge la chiesa di San Francesco, costruita nel XIII secolo, che conserva affreschi di Giovanni d'Asciano e una pala dei Della Robbia.

Chi ha un po' più di tempo può rivolgersi presso la farmacia Francini-Naldini (Corso Matteotti 80) per visitare il bellissimo pavimento romano, conservato nella vicina via del Canto, poi proseguire per via Cassioli fino alla fontana monumentale del XV secolo in piazza del Grano.

Albola, o meglio Albola Vecchia, sorge nel territorio di Radda in Chianti e si raggiunge dal capoluogo seguendo le indicazioni che ci portano nel cuore della Valle del fiume Pesa.

Nel medioevo tutta l'area chiantigiana fu ricoperta da numerosi insediamenti fortificati, feudi dei vari signori locali quali i conti Guidi, i Trebbiesi, i 'da Monte Rinaldi. Già dal 1201, con la pace di Fonterutoli, Firenze fece riconoscere il suo dominio sulla regione e dagli inizi del 1300 il territorio fu organizzato in 'terzieri' riuniti nella Lega del Chianti. Albola, posto su un poggio isolato vicino alle sorgenti della Pesa, fu uno dei castelli più potenti del Terziere di Radda in Chianti.

Il castello si presenta oggi come un classico insediamento fortificato d'altura con strutture risalenti per la maggior parte al XIII°/XIV° secolo costituite da una prima cinta muraria ellittica a recinzione delle abitazioni e del cassero. Albola è uno dei pochi castelli di questo tipo che conserva tracce della cinta muraria esterna al centro della quale possiamo ammirare lo slanciato cassero con annesso un'altro edificio più basso anch'esso di origine medievale. La porta originaria del cassero si apre ad una certa altezza da terra, tutto il complesso è costruito in pietra ed è stato recentemente oggetto di restauro. Annoverato fra le terre che si opposero alla calata dell'Imperatore Carlo IV alla metà del 1400 al fianco dei fiorentini, fu anche punto di resistenza all'invasione Aragonese del 1478 pere entrare poi a far parte del Granducato di Toscana. Oggi proprietà pivata e sede di un'azienda agrituristica.

Itinerario di grande interesse naturalistico e paesaggistico per gli aspetti geomorfologici e ambientali che permette di esaminare approfonditamente. Si scende in Borgo S.Stefano e in prossimità dell'omonima fonte si prosegue a sn per una breve strada panoramica; si volta quindi a sn e si procede una lunga discesa che dopo aver attraversato un podere sede di un laboratorio alabastrino si congiunge sulla stada provinciale per discesa per Montecatini Val di Cecina: il panorama che si apre sulla dx permette di ammirare la speventosa voragine delle Balze che si spalanca sul vasto bacino argilloso della Val d'Era. Si supera il piccolo borgo di Citerna e si entra pienamente nel grande paesaggio dei dossi collinari, dei vasti campi aperti e della pastorizia.

Dalla strada si possono osservare i vari fenomeni erosivi e franosi che interessano le argille (frana presso il Pod. Infrascato). Si raggiunge il bivio con la SS.439 e si piega a dx, si oltrepassa il bivio per Montecatini e giunti fra i km 92 e 93 si prende la strada sterrata che si apre sulla dx. Questa, risalendo verso Volterra, ci conduce attraverso il mondo delle biancane (piccole cupole mammellonari col lato esposto a S completamente privo di vegetazione) e dei calanchi (serie di vallecole contigue separate da creste ripide e affilate) consentendo di apprezzare tutta la varietà di forme che l'erosione ha impresso alle plastico suolo argilloso.

Si arriva così in prossimità della piccola Chiesa di S.Lucia a Corbano (sec. XI) da cui si raggiuge poi velocemente il borgo di S.Cipriano e la strada asfaltata che risale a Volterra. Il seguente tratto in salita è di grande suggestione perché consente di ammirare in tutta la sua grandiosità il maestoso spettacolo delle Balze, una gigantesca voragine originata dall'azione erosiva delle acque meteoriche che infiltratesi attraverso il deposito sabbioso sommitale (permeabile) del colle di Volterra giungono ad asportare le argille sottostanti (impermeabili) provocando così il crollo progressivo degli spessori sabbiosi ed arenacei ad esse sovrapposti. Il fenomeno erosivo, attivo da alcuni secoli, ha coinvolto nel proprio avanzamento parte di una necropoli etrusca e la Chiesa di S.Giusto al Botro, divorata dal precipizio nel sec.XVII. Risalendo verso Volterra è d'obbligo infine una fermata presso la Badia Camaldolese (sec. XI) da cui si gode un ampio panorama.

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